“Guerre interne” Joseph Zárate – gran vía

Joseph Zàrate, Guerre interne

«In questo libro il legno, l’oro e il petrolio non sono solo materiali: sono metafore che parlano di conflitti umani provocati dalla collisione tra diverse visioni di sviluppo. Questi conflitti rivelano le contraddizioni delle nostre società, la trama di indifferenza e cinismo su cui si fonda la nostra routine, ma anche le azioni straordinarie di cui siamo capaci quando percepiamo che qualcosa che si definisce viene attaccato»


 

Guerre interne è il terzo titolo che va ad arricchire la collana di gran vía chiamata diagonal che raccoglie testi di letteratura obliqua, libri che non sono propriamente dei saggi, ma neanche dei romanzi: raccontano fatti realmente accaduti, con un forte intento di denuncia, ricorrendo però a uno stile di scrittura assimilabile alla narrativa. Dopo Nona Fernández e Julián Herbert, è il turno Joseph Zàrate.

Già nella scelta della citazione in esergo Zàrate esplicita una dichiarazione di intenti: riprendendo le parole di Svetlana Aleksievič in Ragazzi di zinco: «Che cosa succede con i grandi avvenimenti? Restano fissati nella Storia. Invece quelli piccoli, che tuttavia sono importanti per l’uomo piccolo, spariscono senza lasciare traccia […] È a questo che mi dedico disperatamente: rimpicciolire la storia fino a farle assumere una dimensione umana». È proprio attraverso il racconto di vita, con un stile proprio del giornalismo narrativo, a partire dal “piccolo” che con un movimento verticale assimilabile a quello della microstoria italiana, il racconto prende il volo verso l’alto e spalanca la vista sulla realtà di un’intera nazione. Tre sono le storie, tre le vite raccontate di coloro che si sono trovati a essere protagonisti e attivisti inconsapevoli, a diventare vere e proprie icone della lotta in difesa dell’ambiente contro la distruzione del pianeta a opere delle multinazionali.

Interessante è l’intuizione di associare a queste tre vite dei rispettivi materiali – il legno, l’oro e il petrolio – che come appunto afferma Zàrate: «sono simboli del progresso, di quel benessere che tutti inseguiamo». Ma a pagare tale idea di progresso sono quelle minoranze etniche sfruttate, manipolate, schiavizzate e soprattutto esenti da quei diretti umani che dovrebbero tutelarle. Non riuscendo a raggiungere l’attenzione pubblica la loro esistenza viene distrutta e cancellata senza clamore, eppure ci sono state delle eccezioni appunto, come detto, persone che per pura casualità sono riuscite a diventare icone di “guerre interne”, tragedie umane e ambientali che si abbattono da decenni in Perù, la cui eco però è stata silenziata e lasciata decadere nell’indifferenza generale.

Edwin_Chota

Associato al legno il primo protagonista è Edwin Chota, dirigente asháninka (gruppo etnico presente in Perù e in Brasile), ucciso per aver osteggiato “i grandi signori del legno”. Se a tutti sono noti i crimini legati ai narcotrafficanti, i traffici del legname, con tutto il conseguente disboscamento illegale operato, appaiono affare minore, nonostante «sia assimilabile a quello dei “diamanti insanguinati”».

Segue la storia di Máxima Acuña, una contadina della zona montuosa di Cajamarca a nord del Perù, espropriata dalle proprie terre per mano del colosso Yanococha, in quanto nella zona sono presenti giacimenti d’oro, la cui estrazione e trattamento produce rifiuti tossici che si riversano sull’ambiente circostante.Mixima_acuna

Termina con la storia di Osman Cuñachí, anzi dalla foto che lo rappresenta sporco di petrolio, intento a ripulire un fiume in cui vi era stata una fuoriuscita di greggio che aveva inquinato il fiume del proprio villaggio.

Le tre storie sono piccole lenti che si allargano a una situazione drammatica di una nazione: uno Stato corrotto, l’ambiente devastato, gruppi etnici manipolati e schiavizzati.

Osam_Cunachi

Come dice Zàrate in queste guerre, il vero conflitto è quella di due mondi diversi, è tra due diverse visioni dello sviluppo. Quel che resta è l’impressione che la storia si ripeta, i neocolonizzatori (le multinazionali) depredano, sfruttano, manipolano, strumentalizzano e danneggiano irrimediabilmente approfittandosi della zona franca in cui si trovano questi gruppi etnici che hanno la colpa di non essersi integrati al nuovo sistema, alla cosiddetta modernità: non sanno leggere o scrivere, non hanno documenti o se li hanno, poco contano, sono documenti legati a una propria tradizione mai legittimata e tutelata dallo Stato, sono poveri che vivendo nell’autosufficienza  e, una volta privati delle materie prime a causa dei disastri ambientali causati, sono disposti a tutto per guadagnare, lavorando per i loro stessi aguzzini con salari che ridono in faccia al diritto umano di avere “un’esistenza dignitosa”.

Non si legge, non ci si interessa a tali questioni non per pura empatia, ma perché tutto il benessere che abbiamo è il frutto di soprusi e accanimenti inflitti alle vite di altri: ne siamo corresponsabili.

 


 

Come sempre ringrazio gran vía per questa lettura importante e per la copia omaggio.

Della stessa collana ho scritto una recensione su La casa del dolore altrui di Julián Herbert

Per gli altri titoli della collana potete consultarli e comprali qui.

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