“Primavera” di Ali Smith (SUR)

Primavera.

Cos’è che deforma le vostre porte?

Cos’è che dà al vostro mondo questi colori vividi? Qual è la chiave del canto dell’uccello? Cos’è che fa formare il becco dentro l’uovo?

Cos’è che spinge i sottilissimi germogli verdi a crescere nella roccia finché la roccia non si spacca?

 

Con Primavera Ali Smith consegna il terzo titolo della sua tetralogia dedicata alle stagioni, in cui i paesaggi innevati e oscuri, maggiormente drammatici, del titolo precedente, lasciano il posto alla tenacia speranza che esista la possibilità di cambiare il mondo e alla feroce invettiva contro lo stato attuale delle cose. Primavera è per ora il titolo più radioso di tutti.

Richard, un regista televisivo depresso dopo la perdita della sua migliore amica e Brittany, un’agente di sicurezza che lavora in un centro di detenzione per immigrati, sono i due protagonisti, distanti per età, stile di vita e mentalità che si incontrano grazie al classico ed epifanico personaggio smithiano: Florence. Una ragazzina che ha a cuore il destino del pianeta, estremamente convincente nelle sue richieste, magica nel riuscire ad aiutare e cambiare la vita degli altri (Ali Smith ha dichiarato di essersi ispirata a Greta Thunberg per il suo personaggio).

Lo scopo della tetralogia è quello di raccontare i nostri tempi, dei fast book scritti e pubblicati nel giro di poco tempo in cui l’attualità diventa protagonista, la voce autoriale la seziona, la demistifica svelandone le ingiustizie, le incongruenze, le contraddizioni, ne rilancia il dibattito pubblico trasformando tutto questo in letteratura: il razzismo, il sessismo, la questione ambientale, la Brexit, il potere demagogico della retorica sui social, l’azzeramento del pensiero politico e il disinteresse per le questioni sociali. La realtà tutta, complessa, stratificata, che si riversa sulla pagina, osservata, commentata, irrisa, rappresentata da personaggi che non sono semplici pretesti narrativi, sono esseri umani in carne e ossa che rispondono a quelle questioni che nessuno sembra porsi perché la risposta sarebbe troppo complessa e mai definitiva.

Come nei precedenti titoli, i capitoli che conducono avanti la storia sono spezzati costantemente da intermezzi in cui prende parola un «realismo d’avanguardia»: un elenco di commenti violenti e sessisti sui social, un dialogo di un immigrato che con sarcasmo parla direttamente a un pubblico ignoto, leggende pagane, flussi di coscienza in cui l’invettiva si mescola al gioco grafico.

La frammentarietà della narrazione e i dialoghi serrati restituiscono la nostra contemporaneità che si sgretola sotto i colpi di un mondo che non dialoga, ma parla, urla, insulta, avvelena e impone. Ma non trova spazio la violenza, l’astio, non è questa la matrice che dà forma alla narrazione, c’è più un letto di sarcasmo che emerge a intermittenza su un fiume di speranza, di fiducia per il prossimo e per il futuro. Un augurio, un invito alla fiducia, al sostegno reciproco, un memento al fatto che tutti siamo essere umani e che l’umanità è ciò che salverà il mondo, che sotto la pressione del pietrisco che ci fa affondare, toccare il fondo delle nostre meschinità, dovremmo star tra le nuvole, levitare e guardare dall’alto, con sguardo acuto, ma leggero e renderci conto che:

quello che resta è una storia che parla di esseri umani e di aria, cose a cui non facciamo mai caso, a cui non pensiamo mai, cose senza le quali non potremmo vivere

Tacita Dean Montafon letter

 

Per quanto ogni titolo sia diverso e autonomo l’uno dall’altro, elementi di continuità creano virtuose connessioni: Dickens, Shakespeare (in cui Richard è Pericle e Brittany la sua Marina), artiste contemporanee (qui Tacita Dean e la sua The Montafon Letter), così come dei legami inaspettati che legano i personaggi stessi (qui bisogno fare un piccolo sforzo di memoria, perché non sono mai evidenti). Ma soprattutto ad essere fermo è l’invito a non diventar mai ciechi, a guardare il mondo e analizzarlo, di mantenere fisso uno sguardo critico e non lassista,  di dimenticarci un po’ di noi per aprirci all’altro, con la speranza e fortuna che tutto si trasforma, come il tempo, anche il mondo e l’umanità intera sono in continua metamorfosi e dopo l’inverno, ecco, forse un giorno, la primavera.

 


 

Recensione di Inverno di Ali Smith.

Back to Top