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Terzo settore in fondo. Cronistoria semiseria di un operatore sociale precario #LetTOURindie

Autore: Marco Ehlardo

Testimonianza: Tamara Ferrari

Introduzione: Carlo Ciavoni

CE: Edizioni Spartaco

Anno: 2014

 

Non so se sono l’unica a distinguere varie tipologie di letture, ma è un’attitudine che ho sempre avuto e che mi aiuta a individuare spesso il giusto libro da leggere in un particolare momento. Ci sono le letture serie, quelle più leggere, quelle trash (così brutte da risultare divertenti, un toccasana nei momenti di stanchezza o di blocco del lettore) e infine quelle doverose. Non che la lettura debba considerarsi un dovere, però avendo la fortuna di possedere il piacere della lettura ritengo opportuno indirizzare questo piacere verso tematiche che è giusto – e ripeto per me doveroso – leggere.

Ringraziando di cuore Edizioni Spartaco per la gentile concessione di questo libro e misstortellino (IG e YT) per avermi accolta nel progetto #LetTOURindie (sottoprogetto di #booktubeitalialeggeindipendente), mi appresto a parlarvi di una lettura che definirei, appunto, doverosa.

Terzo settore in fondo è il racconto in prima persona di Mauro, un operatore sociale di un Onlus che si occupa dei richiedenti asilo a Napoli. Con una buona dose di cinico sarcasmo, l’intento della voce narrante è quello di raccontare una storia verosimili – ma non per questo falsa – di come funzionano i centri d’accoglienza italiani, delle difficoltà (non solo umane, ma anche economiche) che un operatore deve affrontare in un mondo che è una vera e propria farsa tra giochi di strategia sottoposti al potere politico e una burocrazia i cui funzionari fanno di tutto per non far “funzionare” l’iter previsto (a meno che non gli convenga); di organizzazioni che lucrano sulle vite di impotenti; di sotterfugi ed egoismi laddove ci aspetterebbe trasparenze e sostegno.

Dividerei il tavolo in tre settori.

  1. Organizzazioni che si occupano davvero del tema, poche ma buone, quelle con cui io e i ragazzi dello staff abbiamo un ottimo rapporto.
  2. Organizzazioni portate dal Comune, qualsiasi cosa facciano o non facciano, devono starci per forza, e amen.
  3. Organizzazioni che si dedicano al massimo a qualche micro corso di italiano e per il resto a feste con i migranti e amenità simili; ne farei volentieri a meno ma, ma guarda caso, sono tutti amici di Enzo. Per lui l’importanza di un’organizzazione è proporzionale a tre fattori: amicizia personale, legami politici, pariamento (ossia divertimento). In pratica, fanno cose inutili ma molto visibili.

 

Al di là dell’intreccio che fa da supporto a questa Cronistoria semiseria, ciò che realmente mi ha interessato è stato conoscere questa altra faccia della questione migranti, quella del loro destino una volta giunti in Italia. Si può ben capire che non si troveranno qui le loro storie, perché non c’è l’intento di commuovere né di empatizzare con il lettore (scelta che ho apprezzato davvero tanto), perché questa è una storia scritta per chi è disposto ad ascoltare non per chi deve essere convinto (anche perché chi è sostenitore di “aiutiamoli a casa loro” non comprerebbe mai un libro del genere).

Non amo la prima persona, ma in questo caso metto da parte il mio gusto personale perché in fin dei conti è stata una scelta riuscita. Terzo settore in fondo è come un chiacchierata risentita e polemica con un amico che ti racconta un mondo che non finisce sui giornali, che non fa notizia, che non interessa a nessuno perché qui si lavora facendo il possibile, non l’eclatante; qui si trattano gli immigrati non come vittime, ma come persone che meritano diritti e rispetto, ma anche qualche lavata di capo (perché anche loro sbagliano come tutti); qui si opera senza trarre alcun profitto, neanche quello mediatico; qui si è contro alla solidarietà simbolica perché i migranti non ci fanno proprio nulla della nostra solidarietà simbolica, di un supporto concreto e pratico forse sì.

Lo stile è semplice, forse troppo, ma è giusto così, qui non c’è l’intento di regalarvi una storia imbellettata di tanti arzigogolati stratagemmi retorici con l’intenzione di commuovervi: c’è una storia che è verità, il racconto di una realtà, quelle delle delle Onlus, che ha tutto l’aspetto di un enorme teatrino degli orrori (e non solo quella che riguarda il mondo dei migranti, perché sottotraccia rimanda a tante altre problematiche sociali), in cui si spera anche che Ehlardo abbia voluto esagerare, che gli incontri, i problemi, le difficoltà raccontate siano rese come sketch comici, con tanto di coloriture dialettali annesse (vedasi il capitolo 15), per il gusto di divertire il lettore su tematiche pressanti e drammatiche, ma così non è. È tutto vero e ti chiedi se il mondo in cui viviamo non si sia ormai completamente rovesciato.

La Cronistoria semiseria di Ehlardo lascia tanta amarezza ed essendo un libro del 2014, ti fa ben sperare che le cose con il tempo, e soprattutto in questi tempi, siano migliorate. Ma più vai avanti, più ti rendi conto che la speranza è defunta da tempo, e non serve a nulla sperare se non si decide di fare, perché eccoci noi italiani, pronti a elargire solidarietà simbolica (io in primis sia chiaro), pronti a prendercela con i politici su Twitter e Facebook ma, concretamente, incapaci di fare alcunché.

Si chiedeva perché lo Stato italiano accetti che queste cose succedevano [Si riferisce ai migranti costretti a lavorare a nero]. Si chiedeva perché la polizia non intervenisse. Si chiedeva perché i giornali italiani non denunciassero queste cose. Si chiedeva, e ci chiedeva, quanto vale per noi la vita di un migrante. Molto competente di tutto, Thomas, meno che di economia italiana, men che meno di quella locale.

Alcune letture sono doverose per non essere ciechi, perché con semplicità alzano il tendone che noi stessi poniamo su realtà (moralmente, ma anche socialmente e politicamente) scomode e perché permettono di allargare lo sguardo al di là della punta del proprio naso.

Così la lettura forse avrà uno scopo concreto, quello di essere performativa.

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